lunedì 17 ottobre 2011

E tu sei ancora la persona che riesce a sconvolgermi.
Perchè se tu stai bene, sto bene anche io. Se stai male vorrei solo venire da te e starti a sentire mentre ti sfoghi.
Maledetta distanza.
Vieni a Milano tesoro mio.
Potremmo essere l'una l'ancora di salvezza dell'altra.
E mi mancano le nostre chiacchierate, sai quelle di quando eravamo più piccole?
Quando ancora tutto era così sospeso nel nulla, irrisolto e irrisolvibile per allora.
Vorrei che tu mi scattassi una fotografia.
Forse perchè sono convinta che ci si potrebbe leggere l'anima in quella foto.
Vorrei poter essere una costante della tua vita, regalarti oltre che a qualche telefonata anche qualche presenza fisica.
Ci sarà un tempo per noi.
E magari ci ritroveremo al Parco Sempione, verde e marrone, a scendere a compromessi con il tempo, per fare si che per un giorno si fermi.


venerdì 14 ottobre 2011

Solo per farti capire perchè ti ho pensata tantissimo.
Molto. Un pò. In realtà ti ho pensata come quell'anno a Parigi.
Secondo più, secondo meno.
E questa foto l'ho fatta per te.
E ho sorriso.

lunedì 19 settembre 2011

Ciuf ciuf i treni lo fanno solo nei fumetti o nei film grazie ad incredibili effetti sonori d’ultima generazione.
Nella realtà i treni fanno un rumore assordante di freni cigolanti.
Comunque, che sia ciuf ciuf o snicccccccc, non cambia quella sensazione di ritrovo, di incontro tipica di quando vai in stazione, un lunedì settembrino, a prendere la tua compagna di serate pavesi che torna per qualche giorno da Strasburgo.
Poi torni a casa, con un sorriso stampato in faccia perché già quei cinque minuti passati insieme ti riportano a mille serate finite sotto ad innaffiatoi o in riva al Ticino a gridare il nome di un amore che poi, forse, tanto amore non era.
Torni a casa, apri una birra, te ne versi un bicchiere, cosciente che tanto quella bottiglia da 66cl, nel giro di un quarto d’ora, sarà più vuota del frigorifero di due studenti fuori sede il venerdì a pranzo.
Ti accendi anche una sigaretta, Marlboro per l’occasione.
Poi ti fermi un attimo a pensare ai tuoi (miei) vent' anni, alle cavolate, alle serate, alle risate e il rumore assordante dei freni non sembra più tanto assordante.
Deve essere bello sapere che c’è qualcuno che ti aspetta al binario, pronto o pronta a correrti incontro per abbracciarti.
Mi sono sempre immaginata di partire per un lungo viaggio, di arrivare al binario con la mia valigia, con una persona al fianco pronta magari a versare anche una sola lacrima per la mia partenza.
Indossare uno di quei cappelli da Madama del ‘700, magari di un color pastello imbarazzante, magari un azzurrino o un giallino (rosa mi rifiuterei), guantini di pizzo bianco alle mani.
Poi immagino di salire sul treno, affacciarmi dal finestrino a vedere ancora lì quella persona, sapendo che li rimarrà finché il ciuf ciuf (o sniccccc) del treno non si sarà dissolto in lontananza.
Forse però è meglio se dimentico colori pastello, fazzoletti bianchi e lacrime.
Alla fine quelle cose succedono solo nei film.
E io mi ritrovo ancora seduta qua, con una felpa di H&M nera. Altrochè colori pastello.


sabato 17 settembre 2011

Ok, aspetta, vado a fare pipì e torno.................


Ecco, riprendiamo...
Fa freddo, c'è vento e voglio una cioccolata calda. No forse non la cioccolata, un tè caldo.
Ero fuori a cena e me la sono data a gambe appena ho potuto...e mentre ero in macchina e vedevo i lampi in lontananza pensavo un pò... per quel poco che il mio neurone stanco poteva partorire in quel momento, s'intende.
Pensavo che c'è una cosa che non ti ho mai detto. E adesso mi sento abbastanza tranquilla, per il punto a cui è arrivato il nostro rapporto, per dirtela.
Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato un nostro bacio, anche il bacio più innocente del mondo intendo. Se mai te lo sei immaginato o se mai ci hai pensato.
Comunque a parte questo ho voglia di guardare un film, uno di quei film che tu hai già visto e che poi potremmo commentare insieme, magari soffermandoci sull'attrice carina di turno.
Avrei voglia di stare seduta in veranda qui da me, con te, con le gambe stese sulla ringhiera, a fumarci una sigaretta e ad parlare nel (o con) silenzio.
C'è una mosca maledetta che mi perseguita mentre scrivo queste righe inutili.
Le dici qualcosa tu o la devo ammazzare io?



venerdì 16 settembre 2011

Non ho capito nulla.
Non ho capito chi dice che il tempo cambia le carte in tavola, si perché con noi non ha mai nemmeno iniziato a rimescolarle quelle carte. Sono cambiati gli orari. Prima se non facevamo le quattro tutte le mattine non eravamo contente. Ora a mezzanotte iniziamo a sbadigliare. Si invecchia.
Non ho capito una battuta di un film. E non ho capito che sono stata calata ad interpretare un ruolo passivo in un film che io neanche volevo girare. Mi ci hanno trascinata, prendendomi in giro e rendendomi ancor più cinica.
Non ho capito perché devo essere sempre così buona da non dubitare mai delle persone. Non sono una merendina. A lei si che è richiesto di essere buona.
Non ho capito perché le persone si divertano a farmi del male. Basterebbe non calcolarmi. Se ho vissuto 20 anni senza di te posso continuare a farlo in modo egregio. Però non posso farlo senza di te. Si, tu. Tu che leggi queste righe. Non posso. Mettitelo in testa. Non posso perché tu mai mi hai presa in giro, mai ti sei presa gioco di me. Fra di noi funzionava sempre tutto con “o bianco o nero”. Chiarezza e lealtà. Il grigio a noi, non è mai servito. Il bianco e nero invece lo usi anche per le tue foto. Si, si chiama “effetto bianco/nero” non “effetto grigio”.
Non ho capito come le persone possano vivere senza questo tipo di rapporto ma con relazioni di facciata, superficiali.
Non ho capito come si può vivere una vita senza avere qualcuno che ti conosce a fondo, senza qualcuno con cui progettare una fuga per i monti o con cui si potrebbe scrivere un libro a quattro mani.
Non ho capito perché la fisicità è così tanto sopravvalutata.
L’incontro di voci. La complicità fonica, il sapere l’espressione che si staglierà sul tuo viso un secondo dopo averti detto qualcosa, questa è fisicità. Non l’incontro di due corpi, di due mani, di due bocche. Quello è solo la cornice. L’arte moderna ci ha proposto opere in cui la cornice era l’unico soggetto. Ma l’arte classica, quella che ha viaggiato secoli quella da cui è nato tutto, compresa l’arte moderna, ecco, quell’arte aveva come soggetto un quadro. Una tela dipinta e vissuta. Un diario colorato del pittore. Un piccolo assaggio di vita altrui. E per quanto una cornice da sola possa essere interessante, è il quadro accanto che tutti si fermeranno ad osservare.
         Non ho capito i brividi lungo la schiena. Io preferisco i brividi mentali. Sai quelli che ti assalgono quando trovi qualcuno che ti prende. Ma non che ti prende per mano e nemmeno per il culo. No, che ti prende e cuce insieme le vostre menti. L’amore più forte non è quello che ad ogni punto che salta corre ai ripari ricucendosi?
         Non capisco perché se il divano nero è più comodo io sia su quello bianco. Vedi? Bianco e nero. Anche qui.
Non capisco chi sottovaluta l’effetto azione-reazione. Forse semplicemente non fa caso a quel “re”. Forse era la nota che riusciva peggio con il flauto a scuola e quindi, per ripicca, lo evita.
Non capisco perché il sangue sia rosso. Cioè si, ci hanno insegnato che è colpa dei globuli rossi, e va bene. Ma il rosso è anche il colore dell’amore, della passione. Che strano binomio allora che si crea.
Non capisco perché io sia nata qui e tu li.
L’unica cosa che ho capito è che il tempo a noi non ci (s)colpirà mai. Lasciamo che sia il resto del mondo a cambiare, ad essere mutato dal tempo e dallo spazio.
E a Consonno lasciamo le lancette dell'orologio a casa.


giovedì 14 luglio 2011

Freddo.
Caldo.
Tremo.
Sudo.
Voglio.
Lascio.
Vengo.
Vado.
Tu.
Io.


domenica 19 giugno 2011

Ho voglia di andarmene. Ho voglia di fare un viaggio, sai uno di quelli belli, lunghi, esplorativi, nuovi. Voglio respirare aria diversa. Voglio vedere un azzurro del cielo diverso. Ho voglia di camminare con una cartina nella tasca posteriore dei pantaloni, magari perderla (le perdo sempre) e girare seguendo l'istinto, perdendomi in strade ma ritrovandomi nel mondo. Ho voglia di scattare una fotografia. Ho voglia di appendere una tua foto, quella foto che ho scelto, sulla parete di camera mia. Ricordati che anche su quella, voglio la dedica. Magari sul retro. Così solo io so dov'è e solo io posso leggerla. Un pò come quel tuo bigliettino scritto su un post-it di Diddle che mi nascosi dentro la busta con gli orecchini di Londra. Ce l'ho ancora sai? Il biglietto. (Anche gli orecchini). Ecco, io vivo per quelle piccole cose. Per un ricordo da portare nel portafogli, per ricordare l'istante in cui lo lessi. Un secondo della mia vita.
Consideriamo che io viva, non so, 85 anni. Quel biglietto sarebbe un secondo su 2680560000 secondi. Però è stato un secondo da battito del cuore accelerato.
Mi fa ridere ricordare i tempi passati. Eravamo così piccole, ma così grandi.
Mi ritengo una buona persona. Non per vanatrmi, ma mi ritengo si  una buona persona.
Beh è anche grazie a te.
Maledetto caldo.
Ti lascio con questo intervento perchè Trenitalia mi attende.
Ora posso lasciarti qualcosa ogni volta che voglio.
Peggio per te, ti avviso.


venerdì 17 giugno 2011

E se trovi l'ispirazione...

E' questione che nella vita bisogna trovare qualcuno che viaggi sulla tua stessa linea d'onda.
Anche perchè se tu viaggi su un'onda anomala e l'altra persona viaggia sull'ondina artificiale della piscina dell'Acquafan la strada che si può percorrere insieme non è tanta.
Bisognerebbe avere qualcuno che ti tiene per mano su quell'onda anomala. Qualcuno che provi i tuoi stessi brividi. Qualcuno che veda il mondo dalla tua stessa altezza.
Perchè io su quell'onda sono felice. E poi sono triste. Sono il padrone del mondo. Poi il mondo è padrone di me. Controllo le amozioni. Ma subito dopo loro prendono il potere. Amo. Ed odio.
Respiro la vita, e poi fumo una sigaretta. Sono passata alle Camel. Silver o light. In base alla condizione della mia gola. Peso 49 kg. Dicono che l'amore faccia bene. Io da quando sono in amore non faccio che trasformarmi sempre più lentamente in uno scheletro ambulante. Bah. Del resto l'eccezione che conferma la regola ci deve sempre essere. Io sono quell' eccezione. E non solo in amore.
Trovo l'ispirazione in momenti fugaci delle mie giornate per scrivere due righe. A volte anche tre.
L'altra sera mi sono ritrovata a casa, pennino, carta e la sola luce della candele a scrivere.
Quel foglio è finito nel bidone.



E inizia così...

Inizia così l'ennesiama avventura online.
Inizia così, con la richiesta di mettere nero su bianco (online) brevi sprazzi della mia vita.
Si, ti voglio rendere partecipe quindi sono qui che già scrivo queste poche, introduttive e mal pensate, righe.
E' il 16 giugno. Fa caldo. E la mia voglia di vivere oggi è sotto le scarpe. No anzi. Ho voglia di andare a ballare, ma nessuno può venire. Vieni tu?
Sono qui che creo simpatici mazzetti di figurine dell'Esselunga. Il mazzetto di Nemo, quello di Cars, di Up e non mi ricordo. Tutti mi criticano per la mia passione per i cartoni. Li guardo e li riguardo. Mi piacciono e rido. Sarò bambina, si, dormo ancora con i peluches ok, ma sono anche una bambina che ha letto Omero e Virginia Woolf. Quindi non ci vedo niente di male se ogni tanto mi concedo un cartone.
Ah, a proposito di Virginia. Orlando. E' una promessa.
Fa caldo. vado a bere il secondo Estathè.
Si sa mai che poi ci prenda gusto a scrivere qui.
Ci manca solo questa.
Maledetta te.