Ciuf ciuf i treni lo fanno solo nei fumetti o nei film grazie ad incredibili effetti sonori d’ultima generazione.
Nella realtà i treni fanno un rumore assordante di freni cigolanti.
Comunque, che sia ciuf ciuf o snicccccccc, non cambia quella sensazione di ritrovo, di incontro tipica di quando vai in stazione, un lunedì settembrino, a prendere la tua compagna di serate pavesi che torna per qualche giorno da Strasburgo.
Poi torni a casa, con un sorriso stampato in faccia perché già quei cinque minuti passati insieme ti riportano a mille serate finite sotto ad innaffiatoi o in riva al Ticino a gridare il nome di un amore che poi, forse, tanto amore non era.
Torni a casa, apri una birra, te ne versi un bicchiere, cosciente che tanto quella bottiglia da 66cl, nel giro di un quarto d’ora, sarà più vuota del frigorifero di due studenti fuori sede il venerdì a pranzo.
Ti accendi anche una sigaretta, Marlboro per l’occasione.
Poi ti fermi un attimo a pensare ai tuoi (miei) vent' anni, alle cavolate, alle serate, alle risate e il rumore assordante dei freni non sembra più tanto assordante.
Deve essere bello sapere che c’è qualcuno che ti aspetta al binario, pronto o pronta a correrti incontro per abbracciarti.
Mi sono sempre immaginata di partire per un lungo viaggio, di arrivare al binario con la mia valigia, con una persona al fianco pronta magari a versare anche una sola lacrima per la mia partenza.
Indossare uno di quei cappelli da Madama del ‘700, magari di un color pastello imbarazzante, magari un azzurrino o un giallino (rosa mi rifiuterei), guantini di pizzo bianco alle mani.
Poi immagino di salire sul treno, affacciarmi dal finestrino a vedere ancora lì quella persona, sapendo che li rimarrà finché il ciuf ciuf (o sniccccc) del treno non si sarà dissolto in lontananza.
Forse però è meglio se dimentico colori pastello, fazzoletti bianchi e lacrime.
Alla fine quelle cose succedono solo nei film.
E io mi ritrovo ancora seduta qua, con una felpa di H&M nera. Altrochè colori pastello.
