lunedì 19 settembre 2011

Ciuf ciuf i treni lo fanno solo nei fumetti o nei film grazie ad incredibili effetti sonori d’ultima generazione.
Nella realtà i treni fanno un rumore assordante di freni cigolanti.
Comunque, che sia ciuf ciuf o snicccccccc, non cambia quella sensazione di ritrovo, di incontro tipica di quando vai in stazione, un lunedì settembrino, a prendere la tua compagna di serate pavesi che torna per qualche giorno da Strasburgo.
Poi torni a casa, con un sorriso stampato in faccia perché già quei cinque minuti passati insieme ti riportano a mille serate finite sotto ad innaffiatoi o in riva al Ticino a gridare il nome di un amore che poi, forse, tanto amore non era.
Torni a casa, apri una birra, te ne versi un bicchiere, cosciente che tanto quella bottiglia da 66cl, nel giro di un quarto d’ora, sarà più vuota del frigorifero di due studenti fuori sede il venerdì a pranzo.
Ti accendi anche una sigaretta, Marlboro per l’occasione.
Poi ti fermi un attimo a pensare ai tuoi (miei) vent' anni, alle cavolate, alle serate, alle risate e il rumore assordante dei freni non sembra più tanto assordante.
Deve essere bello sapere che c’è qualcuno che ti aspetta al binario, pronto o pronta a correrti incontro per abbracciarti.
Mi sono sempre immaginata di partire per un lungo viaggio, di arrivare al binario con la mia valigia, con una persona al fianco pronta magari a versare anche una sola lacrima per la mia partenza.
Indossare uno di quei cappelli da Madama del ‘700, magari di un color pastello imbarazzante, magari un azzurrino o un giallino (rosa mi rifiuterei), guantini di pizzo bianco alle mani.
Poi immagino di salire sul treno, affacciarmi dal finestrino a vedere ancora lì quella persona, sapendo che li rimarrà finché il ciuf ciuf (o sniccccc) del treno non si sarà dissolto in lontananza.
Forse però è meglio se dimentico colori pastello, fazzoletti bianchi e lacrime.
Alla fine quelle cose succedono solo nei film.
E io mi ritrovo ancora seduta qua, con una felpa di H&M nera. Altrochè colori pastello.


sabato 17 settembre 2011

Ok, aspetta, vado a fare pipì e torno.................


Ecco, riprendiamo...
Fa freddo, c'è vento e voglio una cioccolata calda. No forse non la cioccolata, un tè caldo.
Ero fuori a cena e me la sono data a gambe appena ho potuto...e mentre ero in macchina e vedevo i lampi in lontananza pensavo un pò... per quel poco che il mio neurone stanco poteva partorire in quel momento, s'intende.
Pensavo che c'è una cosa che non ti ho mai detto. E adesso mi sento abbastanza tranquilla, per il punto a cui è arrivato il nostro rapporto, per dirtela.
Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato un nostro bacio, anche il bacio più innocente del mondo intendo. Se mai te lo sei immaginato o se mai ci hai pensato.
Comunque a parte questo ho voglia di guardare un film, uno di quei film che tu hai già visto e che poi potremmo commentare insieme, magari soffermandoci sull'attrice carina di turno.
Avrei voglia di stare seduta in veranda qui da me, con te, con le gambe stese sulla ringhiera, a fumarci una sigaretta e ad parlare nel (o con) silenzio.
C'è una mosca maledetta che mi perseguita mentre scrivo queste righe inutili.
Le dici qualcosa tu o la devo ammazzare io?



venerdì 16 settembre 2011

Non ho capito nulla.
Non ho capito chi dice che il tempo cambia le carte in tavola, si perché con noi non ha mai nemmeno iniziato a rimescolarle quelle carte. Sono cambiati gli orari. Prima se non facevamo le quattro tutte le mattine non eravamo contente. Ora a mezzanotte iniziamo a sbadigliare. Si invecchia.
Non ho capito una battuta di un film. E non ho capito che sono stata calata ad interpretare un ruolo passivo in un film che io neanche volevo girare. Mi ci hanno trascinata, prendendomi in giro e rendendomi ancor più cinica.
Non ho capito perché devo essere sempre così buona da non dubitare mai delle persone. Non sono una merendina. A lei si che è richiesto di essere buona.
Non ho capito perché le persone si divertano a farmi del male. Basterebbe non calcolarmi. Se ho vissuto 20 anni senza di te posso continuare a farlo in modo egregio. Però non posso farlo senza di te. Si, tu. Tu che leggi queste righe. Non posso. Mettitelo in testa. Non posso perché tu mai mi hai presa in giro, mai ti sei presa gioco di me. Fra di noi funzionava sempre tutto con “o bianco o nero”. Chiarezza e lealtà. Il grigio a noi, non è mai servito. Il bianco e nero invece lo usi anche per le tue foto. Si, si chiama “effetto bianco/nero” non “effetto grigio”.
Non ho capito come le persone possano vivere senza questo tipo di rapporto ma con relazioni di facciata, superficiali.
Non ho capito come si può vivere una vita senza avere qualcuno che ti conosce a fondo, senza qualcuno con cui progettare una fuga per i monti o con cui si potrebbe scrivere un libro a quattro mani.
Non ho capito perché la fisicità è così tanto sopravvalutata.
L’incontro di voci. La complicità fonica, il sapere l’espressione che si staglierà sul tuo viso un secondo dopo averti detto qualcosa, questa è fisicità. Non l’incontro di due corpi, di due mani, di due bocche. Quello è solo la cornice. L’arte moderna ci ha proposto opere in cui la cornice era l’unico soggetto. Ma l’arte classica, quella che ha viaggiato secoli quella da cui è nato tutto, compresa l’arte moderna, ecco, quell’arte aveva come soggetto un quadro. Una tela dipinta e vissuta. Un diario colorato del pittore. Un piccolo assaggio di vita altrui. E per quanto una cornice da sola possa essere interessante, è il quadro accanto che tutti si fermeranno ad osservare.
         Non ho capito i brividi lungo la schiena. Io preferisco i brividi mentali. Sai quelli che ti assalgono quando trovi qualcuno che ti prende. Ma non che ti prende per mano e nemmeno per il culo. No, che ti prende e cuce insieme le vostre menti. L’amore più forte non è quello che ad ogni punto che salta corre ai ripari ricucendosi?
         Non capisco perché se il divano nero è più comodo io sia su quello bianco. Vedi? Bianco e nero. Anche qui.
Non capisco chi sottovaluta l’effetto azione-reazione. Forse semplicemente non fa caso a quel “re”. Forse era la nota che riusciva peggio con il flauto a scuola e quindi, per ripicca, lo evita.
Non capisco perché il sangue sia rosso. Cioè si, ci hanno insegnato che è colpa dei globuli rossi, e va bene. Ma il rosso è anche il colore dell’amore, della passione. Che strano binomio allora che si crea.
Non capisco perché io sia nata qui e tu li.
L’unica cosa che ho capito è che il tempo a noi non ci (s)colpirà mai. Lasciamo che sia il resto del mondo a cambiare, ad essere mutato dal tempo e dallo spazio.
E a Consonno lasciamo le lancette dell'orologio a casa.