Non ho capito nulla.
Non ho capito chi dice che il tempo cambia le carte in tavola, si perché con noi non ha mai nemmeno iniziato a rimescolarle quelle carte. Sono cambiati gli orari. Prima se non facevamo le quattro tutte le mattine non eravamo contente. Ora a mezzanotte iniziamo a sbadigliare. Si invecchia.
Non ho capito una battuta di un film. E non ho capito che sono stata calata ad interpretare un ruolo passivo in un film che io neanche volevo girare. Mi ci hanno trascinata, prendendomi in giro e rendendomi ancor più cinica.
Non ho capito perché devo essere sempre così buona da non dubitare mai delle persone. Non sono una merendina. A lei si che è richiesto di essere buona.
Non ho capito perché le persone si divertano a farmi del male. Basterebbe non calcolarmi. Se ho vissuto 20 anni senza di te posso continuare a farlo in modo egregio. Però non posso farlo senza di te. Si, tu. Tu che leggi queste righe. Non posso. Mettitelo in testa. Non posso perché tu mai mi hai presa in giro, mai ti sei presa gioco di me. Fra di noi funzionava sempre tutto con “o bianco o nero”. Chiarezza e lealtà. Il grigio a noi, non è mai servito. Il bianco e nero invece lo usi anche per le tue foto. Si, si chiama “effetto bianco/nero” non “effetto grigio”.
Non ho capito come le persone possano vivere senza questo tipo di rapporto ma con relazioni di facciata, superficiali.
Non ho capito come si può vivere una vita senza avere qualcuno che ti conosce a fondo, senza qualcuno con cui progettare una fuga per i monti o con cui si potrebbe scrivere un libro a quattro mani.
Non ho capito perché la fisicità è così tanto sopravvalutata.
L’incontro di voci. La complicità fonica, il sapere l’espressione che si staglierà sul tuo viso un secondo dopo averti detto qualcosa, questa è fisicità. Non l’incontro di due corpi, di due mani, di due bocche. Quello è solo la cornice. L’arte moderna ci ha proposto opere in cui la cornice era l’unico soggetto. Ma l’arte classica, quella che ha viaggiato secoli quella da cui è nato tutto, compresa l’arte moderna, ecco, quell’arte aveva come soggetto un quadro. Una tela dipinta e vissuta. Un diario colorato del pittore. Un piccolo assaggio di vita altrui. E per quanto una cornice da sola possa essere interessante, è il quadro accanto che tutti si fermeranno ad osservare.
Non ho capito i brividi lungo la schiena. Io preferisco i brividi mentali. Sai quelli che ti assalgono quando trovi qualcuno che ti prende. Ma non che ti prende per mano e nemmeno per il culo. No, che ti prende e cuce insieme le vostre menti. L’amore più forte non è quello che ad ogni punto che salta corre ai ripari ricucendosi?
Non capisco perché se il divano nero è più comodo io sia su quello bianco. Vedi? Bianco e nero. Anche qui.
Non capisco chi sottovaluta l’effetto azione-reazione. Forse semplicemente non fa caso a quel “re”. Forse era la nota che riusciva peggio con il flauto a scuola e quindi, per ripicca, lo evita.
Non capisco perché il sangue sia rosso. Cioè si, ci hanno insegnato che è colpa dei globuli rossi, e va bene. Ma il rosso è anche il colore dell’amore, della passione. Che strano binomio allora che si crea.
Non capisco perché io sia nata qui e tu li.
L’unica cosa che ho capito è che il tempo a noi non ci (s)colpirà mai. Lasciamo che sia il resto del mondo a cambiare, ad essere mutato dal tempo e dallo spazio.
E a Consonno lasciamo le lancette dell'orologio a casa.

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